
di Paolo Bergamo /
Dopo cinque turni di gioco, l’iniziale sorpresa dovuta alla velocità di Pirro nell’avvicinarsi lascia spazio allo svolgimento della battaglia nel suo pieno. Pirro ha atteso, forse troppo, prima di sferrare l’attacco alle forze di Dentato. I suoi elefanti indiani sono stati respinti, causando caos e scompiglio tra le sue stesse linee.
Il corpo principale dell’esercito greco, composto da falangi, si sta gradualmente sfaldando sotto il tiro incessante delle balliste e, soprattutto, a causa del terreno accidentato. Dopo una scaramuccia con gli elefanti, le falangi e le legioni si scontrano, ma il risultato è inaspettatamente deludente per Pirro, che già pianifica di impiegare le fresche fanterie di retroguardia contro le linee romane davanti al campo.
L’unica speranza per il comandante greco è sfondare sul lato sud dell’accampamento romano, ma anche lì le forze di Dentato sono riuscite a schierarsi senza intoppi.
Una falange riesce a entrare a fatica nell’accampamento, occupando una torre e distruggendo uno scorpione, ma i suoi uomini sono stremati e prossimi al cedimento.
I triarii osservano, pronti a intervenire: l’ago della bilancia inizia a pendere dalla parte dei Romani.

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