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Oggi abbiamo giocato Congress of Vienna.
Abbiamo giocato solo 3 turni didattici visto che era la prima partita per tutti quindi dal 1° al 3° turno.
Impressioni a caldo e limitate alla breve esperienza di cui sopra. L’impianto di gioco è ovviamente simile a Churchill ma bisogna dire che qui le differenze sostanziali sono molte:
Sezione diplomatica
1) I 4 giocatori al tavolo non hanno carte personali di default ma ricevono mani di carte randomizzate contementi le carte di tutte le fazioni + le neutrali.
2) La mano di carte è di minimo 10 (ma si supera facilmente questo numero) e viene un pochettino meno il discorso del “debate” fuori dal proprio turno e conseguente “pass”. Qui infatti non saremo mai in deficit di carte dato l’alto numero di queste ma il pass può essere più goloso per Austria e Francia per dinamiche interne ma onestamente per ora ho preferito Churchill su questo aspetto.
3) È stata introdotta l’azione di “trade” ovvero, nel proprio turno, un giocatore può proporre uno scambio di carta con un avversario in un dare avere di carte nazionali (non si può bluffare) non obbligatorio ma che diventa tale se è la Francia a proporlo.
4) La stessa Francia può dire l’ultima parola per 2 volte a turno sul debate avversario annullando, di fatto, la giocata della carta di chi lo ha preceduto
Sezione militare:
1) Sparisce il bot dell’Asse e qui è invece il francese a a fare da fazione contro cui giocare. Se da una parte le 3 nazioni alleate spingeranno per far cadere la Francia spingendola verso Parigi e facendole perdere punti vittoria, dall’altra i cugini dovranno difendere ma altresì attaccare per limitare le perdite sui vari fronti. L’Austria inizia fuori dal conflitto fino alla firma dell’armistizio (unica issue condizionale) e l’innesco di altre 6 issue tra cui l’entrata in guerra austriaca.
2) I fronti non si attivano in automatico ma è necessario giocarci sopra. Non si faranno infatti lanci di dado automaticamente su tutti i percorsi che portano a Parigi ma ognuno dovrà apparecchiarsi la situazione.
3) Qui il conflitto militare è più articolato. Si calcolano i DRM delle fazioni che battagliano sommando truppe (cubi), supporti militari (token) e carte giocate che portano modificatori. Si aggiunge un lancio di 2D6 e si vede chi infligge più perdite.
In Congress of Vienna i PV sono in chiaro e il gioco perde un po’ di quell’incertezza che, a onor del vero, non a tutti piaceva.
Il gioco è molto ha un po’ di cavilli, di inneschi peculiari e il downtime all’inizio è pesante. Le carte in mano possono arrivare anche a 15 e i 6 round diplomatici in 4 giocatori possono allungare non poco i turni, idem le battaglie.
Il titolo sembra solido e per quel che vale giudicare dopo 3 turni mi è piaciuto. L’unico problema è che, come ho fatto io, viene spontaneo paragonarlo a Churchill. Potrebbe essere normale ma ho avuto l’impressione di un gioco sotto steroidi molto più che in Pericles (già lui abbastanza gonfiato). Mi ha ricordato per certi versi il lavoro fatto su Imperial Struggle per cercare di dare nuovi spunti al fratello maggiore Twilight.
A voi è piaciuto?

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