di Riccardo Masini /

Un’interessante analisi di uno degli States of Siege più impegnativi, We Must Tell the Emperor. In pratica, l’unica (debole) speranza di sopravvivere è di raggiungere la fine dei mazzi evento… ma c’è un’altra strada, quasi impossibile, di una vittoria militare attiva. Nessuno la persegue, è quasi disperata, tutti entrano in modalità difensiva da subito cercando di contenere l’erosione delle proprie risorse… ma cosa avrebbe fatto un comandante giapponese ispirato dal Bushido? Esatto, avrebbe cercato immediatamente di ottenere una superiorità strategica, superando il punto di rottura e portandola alle estreme conseguenze ributtando indietro tre fronti su quattro.
Se ci pensate, con grande attenzione, meticolosa pianificazione e realistica visione degli eventi, è quello che tentò di fare Yamamoto, con l’Operazione Midway a fare da punto di rottura.
E qui entra l’autore del post (andate a leggere il suo blog, molto interessante): gioca come avrebbe giocato un comandante giapponese, e attacca. Lo fa non perché è la via matematicamente più sicura per la vittoria, lo fa perché pensa che la simulazione non è solo numeri ma anche interpretazione, lo fa perché “ehi, è un gioco e io voglio divertirmi a sentirmi dentro la situazione, davvero nei panni dei suoi protagonisti”.
In un contesto in cui vediamo costantemente analisi punto per punto, modificatore per modificatore, procedura per procedura dei nostri giochi (elementi fondamentali, sia chiaro!), leggere pezzi come questo ispirati a una visione fresca, sanamente “coinvolgente”, è una bella cosa, fa riflettere e fa tornare la voglia di giocare non solo per accumulare i numeretti necessari per vincere, ma per viaggiare davvero nella Storia e affiancarsi allo spirito di chi l’ha fatta.
Anche questa, per me, è simulazione.

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