di Michele Cafagna /

Volevo tanto giocare a Caporetto di Brusati, ma i progetti degli altri soci portano in altre direzioni, quindi non penso di trovare nessuno disposto a giocare e non posso occupare un tavolo grande in sede dell’associazione per un gioco in solitario, allora ho piazzato il solitario della Hexasim a casa.
Di solito non mi piacciono i giochi in solitario. Intendo dire quelli con le meccaniche studiate per muovere i pezzi dell’avversario. i bot, per capirsi. Molto spesso li trovo non all’altezza e, una volta capite le meccaniche, il divertimento ne risente. Gioco spesso in solitario, quasi sempre per imparare le regole di un gioco per poi spiegarlo agli amici. Talvolta per testare una strategia che, se provata in un gioco competitivo, potrebbe risultare in una partita meno convenzionale e potenzialmente poco divertente.
Veniamo ai commenti: il gioco della Hexasim consente di ricreare lo sfondamento, l’avanzata verso la pianura Padana e il tentativo di sfondamento della linea del Piave. il giocatore impersona il comando Austro-Tedesco, mentre le carte estratte decidono le mosse delle armate italiane.
La grafica è piacevole per le pedine, le carte e le tabelle. La mappa invece non mi piace anche se rispoinde perfettamente alle esigenze. Secondo me però le linee di collegamento sono troppo restrittive: seguono le linee di avanzata pianificate per le armate Austro tedesche ma non consentono deviazioni, per esempio per bloccare la ritirata dei corpi italiani, o per rinforzare attacchi sul fianco. Ad esempio le armate austriache in Carnia, in Cadore, o in Trentino non potrebbero avanzare in pianura dopo uno sfondamento o una ritirata italiana, devono avanzare verso il Grappa. Per assurdo, non si potrebbe usare la stessa mappa per simulare la Strafexpedition. Vabbé ci sta, i piani erano quelli. Però il gioco ne risente, a tratti mi sembra di giocare uno dei giochi della serie State of Siege, per chi li ha provati.
Cos’altro mi è piaciuto: la meccanica dei bombardamenti e degli attacchi, con le regole speciali per le unità d’assalto e le artiglierie pesanti, riflette bene le operazioni offensive della prima guerra mondiale e su scala di corpo d’armata funziona bene, direi. I rifornimennti limitati quando si opera lontano dalle basi è reso in maniera molto efficace ed elegante.
Cosa non mi è piaciuto: la meccanica dei Bot. Si estrae una carta per decidere come si comporta ogni armata italiana, o alleata. Il comportamento però è completamente scollelegato dalla situazione sul campo e sopratutto le azioni delle diverse armate sono completamente scollegate fra loro. Ad esempio, puoi avere la IV o la III armata che attaccano mentre la I e la II si ritirano, lasciando scoperti i fianchi o le linee di ritirata. Tutto si può dire di Cadorna, tranne che non fosse un comandante competente e che non abbia, nei limiti del caos di quei giorni, orchestrato una ritirata generale che coordinave la azioni delle armate. Allo stesso modo alla fine della partita, i rinforzi non vanno verso il fronte a meno che non si estragga la carta giusta. Mi sono ricordato perché non mi piacciono i giochi in solitario: preferisco decidere io come muovere i pezzi, anche sbagliando, anzichè lasciarli muovere ad un sistema che travalica tutti i limiti dell’incompetenza.
Per la cronaca: le potenze centrali hanno ottenuto una vittoria, anche se non decisiva. Non ascriverei i meriti al giocatore umano come conseguenza di un gioco brillante, quanto ai demeriti del bot che estraeva le carte sbagliate per delineare una strategia difensiva poco efficace. Ho usato un eufemismo.

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