di Riccardo Masini /

Date uno sguardo al sito di un negozio online specializzato in wargame. Uno qualsiasi. O, meglio ancora, fate una ricerca su BGG limitata solo ai wargame e ai giochi storici usciti quest’anno. Poi ditemi quando avete finito di vedere le prime venti pagine di risultati… ma tutta questa roba, dove accidenti finisce?
OVERLOAD LUDICO
Considerazione di primo impatto: e meno male che il wargame e il gioco storico stanno morendo! Lasciate da parte ibridazioni, giochi leggeri, titoli che non sai se definire “tematici” o “simulativi”… no, no, parliamo proprio di quelli che sono assolutamente e totalmente wargame classici, tradizionali, senza storie, indiscutibili. Vi rendete conto che la loro quantità è se non superiore quanto meno paragonabile a quella di ogni altro genere ludico esistente al momento? Il che significa: TANTA ROBA.
Così tanta che ai tempi d’oro di SPI, Avalon Hill e compagnia cantante se la sognavano una tale quantità di proposte. Dunnigan avrebbe avuto un mezzo infarto solo a pianificare la logistica di tutte queste consegne, le macchine per la fotocomposizione di Simonsen sarebbero esplose per il superlavoro, Mark Herman non sarebbe riuscito a stare dietro neanche a metà delle telefonate che avrebbe ricevuto al desk di New York in cui lavorava.
Sinceramente, se andiamo a vedere ormai con cadenza settimanale (e tra poco giornaliera) ci arrivano notizie di wargame su questo e quel periodo, questa e quella campagna, questa e quella scala di rappresentazione. Di nuovo, wargame indiscutibili. Esagoni, mappe, manuali, tabelle e compagnia cantante. No carte e cubetti, solo CRT e modificatori.
Ma non sarà un po’ troppa questa roba, considerato anche che si tratta di titoli oggettivamente non facili da intavolare, impegnativi se li volete giocare adeguatamente, lunghi nella durata fin dal setup? Troppa non nel senso che è brutto che ci sia, sia chiaro, ma proprio troppa nel senso che quando accidenti troviamo il tempo di giocarla, apprezzarla, “assorbirla”?
Non saremo andati un po’ in sovraccarico ludico, noi prima ancora dei nostri scaffali ormai piegati dal peso di tutta questa pur ottima materia simulativa?
IL VALORE DELLA DIVERSITA’
Ora, non veniamo a raccontarci le solite cose. “Eh sì, ai bei vecchi tempi usciva meno roba ma più playtestata, ora è solo quantità per vendere”. Prima di tutto perché se avessero avuto i mezzi e il personale necessario, Dunnigan e soci avrebbero sfornato ancora più roba di quel che facevano, e lo stesso i loro concorrenti. In secondo luogo, perché ce li siamo scordati gli interi fogli di errata delle care vecchie ditte della famosa Età dell’Oro? Io no, a casa tra me e papà ne abbiamo intere cartelline piene.
In più, la quantità ha una qualità tutta sua, come era solito dire qualcuno. Perché ci sono tanti giochi, tante meccaniche, tante tematiche, tante possibilità di simulare. Anche se ci limitiamo solo agli “indiscutibilmente wargame”… se poi, poco poco decidiamo di aprirci a forme alternative di simulazione, piacciano o meno, la quantità appunto esplode e con essa la ricchezza delle potenzialità che assume la simulazione oggi.
Sul serio, non credo esista più un singolo conflitto che non abbia un wargame corrispondente. Anche la Guerra dell’Orecchio di Jenkins. Sì, perfino la Guerra degli Emù (una vergogna per l’umanità intera… andate a leggere Wikipedia e capirete). E questo è un bene, un vantaggio per tutti, visto che come ci siamo detti sempre più giochi diversi sullo stesso argomento ci regalano più visioni e interpretazioni diverse, creando una vera e propria storiografia ludica ampiamente variegata.
Però… c’è un però.
LA SINDROME DEL TERZO SCENARIO
Facciamo una prova, al prossimo gioco che vi arriva a casa, soprattutto se ha scenari multipli.
Il primo scenario, di solito introduttivo, bene o male lo giocherete. Anche il secondo, dai, se non altro perché amplia le regole ed è più sfizioso. Oh, mi voglio rovinare, si arriva anche al terzo… magari dopo un po’ di tempo… se trovi l’avversario giusto… ma ce la fai, su. E dopo? Quanti giocano il maledetto QUARTO scenario di un gioco?
Alcuni sì. C’è anche chi da anni e anni gioca scenari su scenari dello stesso sistema (cari ASLers, sì, ovviamente pensiamo a voi). Ma la massa dei giocatori davvero va così a fondo dei giochi che acquista? Non è che le case produttrici potrebbero un giorno iniziare a stampare libretti degli scenari totalmente bianchi dopo pagina 10 o anche pagina 8, e nessuno se ne accorgerebbe?
Questo, però, badate bene, non per pigrizia dei giocatori, o almeno non solo. Neanche perché ci sono troppo titoli, in fondo. Ma semplicemente perché non si ha il tempo fisico di giocarla tutta questa roba, non riesci a dedicarti così tanto ad un sistema e probabilmente non riusciresti a farlo neanche se uscisse la metà dei titoli che escono. Forse nemmeno se ne uscisse un terzo.
Sfatiamo certi miti, è una caratteristica del medium simulazione: non la giocherai mai tutta. Come non dipingerai mai tutte le miniature che hai in casa se sei un tridimensionalista, qualcosa ti rimarrà sempre grigio e tu continuerai comunque a comprare altre scatole, di altri eserciti o anche di altri periodi. Ma non per questo la produzione di miniature e scenici e regolamenti dovrebbe diminuire, o meglio se anche diminuisse non credo che diminuirebbe la quantità di roba non dipinta stipata da anni negli armadi dei wargamer tridimensionalisti.
Non è un bug, è una feature.
L’ACQUISTO “DIFENSIVO”
C’è anche un’altra considerazione da fare, sempre ripartendo da quei cataloghi dei negozi online che citavo all’inizio. Vi siete accorti della velocità con cui i titoli passano dal “Coming soon” al “Preorder Available”, all’ “In Stock” all’ “Out of Stock”? Con roba che rimane disponibile e acquistabile si e no qualche giorno e poi via, hai perso il treno e quel titolo non lo troverai mai più? O meglio, lo troverai anche… ma tra tre anni, su BGG in condizioni discutibili dalla Groenlandia, su eBay a prezzi che richiedono interventi chirurgici di automutilazione dell’apparato renale, su Vinted che devi sperare il pacco sia fatto decentemente, in un’asta dove dovrai combattere al coltello con altri tre o quattro appassionati pronti a tutto per averlo.
E così, nel dubbio, parte il “Ora lo compro, magari poi lo rivendo”, seguito da te che lo prendi e manco lo scarti dal cellophane, ti dimentichi che ce l’hai, forse lo rivendi dopo anni quando lo ritrovi, ma nel frattempo è arrivata una nuova edizione e non vale più niente.
Però, attenzione, la tua non è stata (solo) compulsione, ma una strategia difensiva! Dovevi prenderlo, perché altrimenti oggettivamente avresti perso una delle uniche 500 copie esistenti in tutto il globo terracqueo, tanto che magari se ce l’hai e non la giochi ti vengono pure i sensi di colpa per tutti quelli a cui la stai negando…
Insomma, accumulatori sì, non nascondiamoci dietro a un dito. Però non è sempre colpa dei giocatori superficiali (e certo…), degli influencer prezzolati (qui ci rido sempre sotto), delle case produttrici esose (avete idea dei margini ridicoli con cui vanno avanti?) e men che meno dei giochi a cubetti o ibridati (che fa sempre figo dirlo, così ti senti tanto “vecchia guardia”… quando in realtà una marea di gente davvero della vecchia guardia va matta per titoli come Commands & Colors e derivati).
Insomma, l’avete capito, di giochi ce ne sono tanti. Forse troppi per essere ciascuno di essi apprezzato davvero. Sicuramente troppi per essere giocati tutti. Però non so se è veramente un male.
Perché alla fine sta a no scegliere come vivercela questa passione, siamo noi a scegliere su quali giochi concentrarci arrivando al fatidico quarto scenario e oltre, siamo noi a non dover fingere di conoscere un gioco solo dopo aver aperto la scatola e anzi a chiederci se quel gioco ci coinvolge abbastanza da meritarsi di rimanere nella nostra collezione. E sono anche i giochi che devono interessarci al punto di convincerci a dedicargli tante ore della nostra esistenza. Perché non tutte le simulazioni, semplici o complesse che siano, se lo meritano. Perché alla fine di tutto, al centro di tutto, rimaniamo noi, i giocatori, le nostre aspettative, le esigenze della nostra vita reale, le nostre legittime inclinazioni.
Il vero gioco siamo noi, e se i giochi sono tanti, allora tanto meglio: sceglieremo con maggiore attenzione.

 


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