di Riccardo Masini /

OK, Blue & Gray Deluxe è qui.
Lo abbiamo comprato in tanti, spero che lo giocheremo almeno in altrettanti se non anche di più, tra amici, partite a casa ed eventi ludici.
Il sistema che, a partire dalla sua prima forma compiuta di Napoleon at War e della sua prima versione realmente introduttiva (quella sì!) di Napoleon at Waterloo, ha davvero insegnato a generazioni di giocatori cosa significhi manovrare sugli esagoni, l’importanza del “taglio” delle ritirate, le gioie della CRT a step singolo di perdita, i dolori degli exchange a tradimento e i mille modi di sfruttare regole e regolette di scenario a proprio uso e consumo.
Torna tutto questo in un’edizione, ve lo dico subito, bella da morire, con layout realmente moderno, una sistemazione finalmente degna di tutto il materiale, una raccolta antologica di regole opzionali, varianti, scenari aggiuntivi (con tanto di citazione bibliografica della provenienza!) e buona parte di ciò che ha girato attorno a questi benedetti quad games sulla Guerra di Secessione nei loro cinque decenni di vita. Mamma mia, che bellezza! Ah, quanto sono fortunati i nuovi wargame di oggi che SICURAMENTE correranno a comprarsi questo bello scatolone, il portone di ingresso ideale per il loro viaggio nel meraviglioso mondo dell’hex and counter…
…o forse no.
Perché, vedete, io mi sono avvicinato a B&G con le mani tremanti dall’emozione e i lacrimoni agli occhi. Non scherzo, questa roba è praticamente una parte fondante della mia giovinezza e vederla messa così bene, con dei componenti così belli è una cosa che mi tocca davvero al cuore, un po’ come riascoltarsi dopo decenni un album totalmente rimasterizzato o un film pienamente restaurato, e pure con qualche bonus track o scena tagliata in mezzo. Però, al secondo giorno di approccio/defustellamento/sistemazione/catalogazione di quattro fogli di counter pienissimi, e senza ancora minimamente aver pensato allo stondare queste tonnellate di quadratini di cartoncino di qui a Natale, mi sono chiesto: ok, e come si sentirà chi comincia adesso con il wargame e magari si è comprato il suddetto scatolone seguendo i legittimi e assolutamente sinceri degli esperti che lo descrivono come “il wargame introduttivo per eccellenza”?
Lasciamo da parte l’aspetto del costo, almeno per un po’. E’ un problema relativo alle proprie disponibilità e sensibilità economiche, se ci pensi a scenario spendi una cifra ridicola, c’è tanta altra roba di costo analogo e oggettivamente meno interessante e giocabile.
E il problema certo non è la complessità in sé del sistema. Sul serio, non solo è assolutamente paragonabile a quella dei giochi THGC che mi piacciono tanto, ma forse è anche un po’ inferiore considerata la sequenza movimento/combattimento e l’assenza di una vera e propria fase di recupero ogni turno.
Il problema è che quando io prendo in mano una scatolina della THGC mi ritrovo davanti si e no cinquanta segnalini in tutto che sistemo in due ziplock prese al volo, una mappetta che sta tra un A4 e un A3 di dimensioni, dieci carte per parte e via: da quando apro la scatola a quando gioco passeranno si e no dieci minuti, anche meno se conosco il regolamento generale. Il tutto per un gioco che ha una durata paragonabile ad un singolo scenario di Blue & Gray, ma un costo paradossalmente doppio per singola battaglia! Eppure la THGC la consiglierei senza esitazione alcuna a chi comincia ora con il wargame, Blue & Gray Deluxe… ecco, parliamone.
Parliamone perché, va bene, è semplicissimo, è rapido, impari in breve tempo quello che è l’80 per cento del funzionamento di base di un wargame. Però, allo stesso tempo, ti ritrovi davanti una vera e propria muraglia di materiale che non sai come sistemare, gestire, smistare, interpretare. Da lì alla crisi di rigetto è un attimo.
Eppure il gioco resta sì semplice e giocabilissimo, questo è il paradosso! Ma se per me che gioco ormai da quarant’anni tutte le regole di scenario, carte di setup, varianti da applicare, condizioni di vittoria intrecciate e similari sono robina da niente, per il suddetto neofita rappresentano un ostacolo quasi insormontabile che lo porterà facilmente al rigetto di tutta questa roba, al riporla in uno scaffale e magari di qui a qualche mese a rivenderlo. E così il suo bel viaggio nel meraviglioso mondo dell’hex and counter sarà finito prima ancora di cominciare.
Perché?
Perché così com’è (e temo non potesse essere altrimenti, per avere un senso dal punto di vista commerciale), B&G Deluxe è un inno al “Caro neofita, questo wargame è semplicissimo: compralo, giocalo e poi ne riparliamo”. Poi se il neofita in questione si scoraggia e si dedica ad altro, giù con il “Eh, i giocatori di oggi che vogliono tutti e subito. Ai nostri tempi, noi…”.
Ai nostri tempi noi? Io ricordo che ai nostri tempi questi giochi arrivavano in flat trays sottili, se non in buste postali o come inserti ad una rivista. Erano mappe stampate su fogli normali, con qualche decina di counter, poche pagine di regole… un approccio, se ci pensate, molto più vicino alle scatoline della THGC che non al “bestione” che è Blue & Gray! E allora, forse il problema non è nei giocatori di oggi pigri e svogliati (io li definirei più troppo suscettibili ai preconcetti tipo “I wargame sono tutti lunghi e complicati”, ma questo è un altro discorso), forse il problema è che se un gioco vuole essere davvero propedeutico all’ingresso nell’hobby dovrebbe presentarsi come tale. Napoleon at Waterloo ti arrivava in una cartellina pieghevole (ma guarda un po’ che caso, non molto diversa da quelle di Battlefields of the Napoleonic Wars di Paolo Mori…), non in uno scatolone con 350 segnalini, quattro mappe montate e chissà quante ore di lavoro prima di intavolarlo.
Che poi, intendiamoci, il bestione che è B&G Deluxe è assolutamente meraviglioso! Davvero, questa edizione è da studiare non solo come prodotto editoriale in sé ma come metodo di pubblicazione in assoluto, e solo il pensiero che stiano lavorando ad una cosa del genere per il sistema di Napoleon at War mi fa battere il cuore ancora più forte per il desiderio di averlo! Ah, e se un giorno rifacessero così anche Napoleon’s Last Battles… quattro mappe montate, tutte le varianti insieme, le inesattezze dell’edizione precedente Decision (comunque dignitosa) tutte corrette…
Il problema vero è che quello che è semplice per noi esperti, anche e perfino soprattutto quando è realmente semplice in concreto, può non sembrarlo affatto per chi comincia. Prendiamone atto, è un problema reale, da affrontare con serietà. La differenza nella percezione non è secondaria, ma fondamentale, perché è la differenza che passa tra chi effettivamente comincia il suo percorso tra gli esagoni e chi invece si ferma subito ai primi passi… e no, non è tutta colpa sua.
Concludendo, B&G Deluxe è un prodotto forse inadatto per la maggior parte di coloro che vogliano cominciare da soli (i casi meravigliosi e i talenti nati ci sono sempre, ma non fanno statistica), e pur tuttavia perfetto per un esperto che voglia usarlo come strumento di insegnamento dell’hex and counter. Insomma, è il prodotto ideale per una Wargame Academy, e state pur tranquilli che lo userò con entusiasmo a tale scopo, cosa che rilancia ancora una volta il ruolo fondamentale degli esperti nella diffusione dell’arte del wargame. Consapevoli però che per i principianti certi ostacoli, pur se solo percepiti, non vanno sminuiti o addebitati alla mera pigrizia del principainte: vanno affrontati, gestiti e rimossi. Insieme.
E ora, sotto con il counter clipper che Shiloh non aspetta…

 


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