
di Andrea Magno /
Eh, potrebbe sembrare “out of theme”, anche perché è un giochino piccolo piccolo, ma con la storia centra eccome.
È il 1932 e siamo in cima a un grattacielo in costruzione a NYC e li c’è un fotografo che osserva degli operai in pausa pranzo e scatta una delle più famose ed iconiche foto della storia. Recita l’incipit del regolamento:
“Nel 1932, quando un’agenzia pubblicitaria inviò un fotografo in missione, non era consuetudine attribuire la paternità alle sue opere. La ripresa di “Lunch in cima a un grattacielo” non ha fatto eccezione: la scena faceva parte di una campagna pubblicitaria per il GE Building (noto anche come 30 Rockefeller Plaza) a New York e ha coinvolto undici modelli in posa per lo scatto.
Quando la fotografia divenne famosa in tutto il mondo, si cercò di scoprire chi l’avesse scattata, ma “Il pranzo in cima a un grattacielo” è ora considerato opera di un autore anonimo.
Nel gioco, assumi il ruolo di un fotografo in competizione per completare un compito per un’agenzia pubblicitaria: ottieni il punteggio più alto scattando la foto, emulando “Pranzo in cima a un grattacielo”. Raccogli le schede dei lavoratori e sistemale per formare la scena, segnando punti per la serie continua più lunga di ciascuna delle 8 caratteristiche del modello.”
Il regolamento è facilissimo, la propria pedina corre intorno a un tabellone passando su pilette di lavoratori. Dove ci si ferma si raccoglie quel lavoratore e lo si piazza insieme agli altri già pescati cercando di creare delle combinazioni di caratteristiche: con o senza cappello, in tuta o in maglietta, scarpe nere o marroni etc. Bisogna essere piuttosto strategici nello scegliere e nel posizionare nella sequenza. Poi c’è un tabellone dove le caratteristiche assumono un valore che si userà come moltiplicatore per il calcolo dei punti a fine partita. Questo valore però può cambiare, sia perché ogni partita parte con valori iniziali pescati a caso, sia perché a seconda dei lavoratori pescati può essere cambiato dal giocatore.
In somma devo dire potrebbe piacere.
Lo presi ad Essen, solo per poter dire “io c’ero”

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