
di Luca Fiorentini /
L’operazione “Valchiria” fu l’ultimo grande tentativo della resistenza militare tedesca di fermare la guerra, fallito per una serie di sfortunati dettagli tecnici e per l’esitazione di molti ufficiali.
Dopo Black Orchestra (del quale è stata rilasciata pochissimo tempo fa una corposa espansione, per ora solo in lingua inglese) è oggi disponibile un gioco, più veloce e più semplice (2 pagine di regole) su questa singola operazione, cui è dedicato anche il conosciuto film con Tom Cruise nei panni del colonnello Claus von Stauffenberg.
Questo gioco “Valchiria” si concentra, appunto, sulla singola ed omonima operazione militare. Al momento esso è disponibile unicamente in lingua inglese. Perché questa operazione e non altre? Perché essa è passata alla storia come il tentativo più vicino al successo di eliminare Adolf Hitler e rovesciare il regime nazista dall’interno, rispetto ai 15 episodi ben conosciuti che sono stati posti in essere. Non fu solo un attentato dinamitardo, ma un sofisticato colpo di Stato che sfruttava paradossalmente un piano d’emergenza creato dallo stesso Hitler.
Originariamente, l’Operazione Valchiria era un piano operativo ufficiale della Wehrmacht (l’esercito tedesco) per mantenere l’ordine pubblico in caso di rivolte interne o di un collasso del fronte. Il piano prevedeva la mobilitazione dell’esercito della riserva per presidiare i punti nevralgici di Berlino e delle altre grandi città.
I cospiratori — guidati dal generale Friedrich Olbricht, dal colonnello Henning von Tresckow e, soprattutto, dal colonnello Claus von Stauffenberg — modificarono segretamente le direttive del piano. L’obiettivo era usare le truppe ignare per arrestare i vertici delle SS e del Partito Nazista, sostenendo che questi ultimi avessero tentato un colpo di Stato dopo la morte del Führer.
L’evento principale si svolge il 20 luglio 1944 presso la cosiddetta “Tana del Lupo”.
Il colonnello von Stauffenberg, capo di stato maggiore dell’Esercito Territoriale, era l’unico dei congiurati ad avere accesso diretto alle riunioni di Hitler.
Stauffenberg portò con sé una borsa contenente due cariche di esplosivo plastico nella Wolfsschanze, il quartier generale di Hitler nella Prussia Orientale (oggi Polonia), costituito da circa 80 bunker e 200 costruzioni in cemento armato. Il complesso copriva 250 ettari ed era protetto da campi minati, filo spinato e artiglieria, mimetizzato con fitta vegetazione. Comprendeva rifugi, alloggi, sale riunioni, una stazione ferroviaria e due campi volo, situati a distanza. A causa della fretta e di una menomazione fisica (aveva perso un occhio, la mano destra e due dita della sinistra in Tunisia), riuscì a innescare solo uno dei due panetti. Di più: la riunione, solitamente tenuta in un bunker sotterraneo di cemento, fu spostata in una baracca di legno sopraelevata a causa del caldo.
Stauffenberg posizionò la borsa sotto il tavolo di quercia vicino a Hitler, poi si allontanò con una scusa. Tuttavia, un altro ufficiale spostò la borsa dietro una massiccia gamba del tavolo, che fece da scudo all’esplosione.
L’esplosione uccise quattro persone, ma Hitler se la cavò con ferite lievi, i timpani perforati e i pantaloni bruciati.
Da esperto di esplosioni sono costretto ad aggiungere anche che, essendo in una baracca, l’evento esplosivo non poté essere amplificato (con maggiore danno per i presenti) dalle riflessioni dell’impulso pressorio sulle pareti, cosa che invece sarebbe avvenuta nel bunker. Le pareti e le vetrate di infransero determinando un sollievo delle condizioni bariche all’interno, con conseguente minor vulnerabilità di tutti i presenti.
Stauffenberg, convinto che Hitler fosse morto, volò a Berlino per dare il via alla fase politica al comando dell’esercito.
Tuttavia, il piano Valchiria subì ritardi fatali. Le comunicazioni con la Tana del Lupo non erano state interrotte completamente. Presto si diffuse la voce che Hitler fosse sopravvissuto.
Il generale Friedrich Fromm, a conoscenza del complotto ma non totalmente schierato con i congiurati, decise di voltare le spalle a questi quando ebbe la conferma che il Führer era vivo.
Joseph Goebbels, ministro della propaganda, riuscì a parlare via radio con le truppe inviate ad arrestarlo, convincendole che Hitler era vivo e che gli ordini si configuravano come alto tradimento.
Nella notte tra il 20 e il 21 luglio, la congiura ebbe fine. Il generale Fromm, nel tentativo disperato di coprire le proprie tracce e apparire fedele, ordinò un processo sommario immediato. Claus von Stauffenberg, Friedrich Olbricht, Albrecht Mertz von Quirnheim e Werner von Haeften furono fucilati in tutta fretta. Il generale Ludwig Beck, ex capo dello Stato Maggiore e leader designato del potenziale nuovo governo, fu costretto al suicidio.
Nelle settimane successive, la vendetta di Hitler fu feroce. Il regime arrestò circa 7.000 persone ed eseguì circa 4.980 condanne a morte. Molti alti ufficiali preferirono togliersi la vita piuttosto che affrontare un processo ed una rappresaglia nei confronti delle famiglie.
Il nuovo gioco promette di rivivere le fasi più importanti di questa operazione nell’arco di circa (ragionevolmente) 90 minuti. Il titolo, indipendente, può costituire un punto di accesso al primo della serie che, con le sue espansioni, arriva a costituire, di fatto, un sandbox, per esplorare le dinamiche della resistenza, del coinvolgimento dei gerarchi e le scelte della politica, non solo quelle prettamente militari e operazionali.

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